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Quanto mi manca Giorgio Gaber...!!


 
Sono stanco.
Sono stanco di queste facce.
Ho spento la TV da tempo, non compro più giornali ma niente da fare!!
Continuano ad assilarmi.
Passeggiando per la città sono sovrastato da mastodontici cartelloni che mi ricordano tutto quello che hanno fatto, che fanno e che faranno per me...e così Pier Ferdinando mette in evidenza il ruolo portante della famiglia (mentre lui ed il suo compagno di merende on. Mele animano i festini a base di coca e trans della Roma bene), Gianfranco è solidale con gli eroi delle forze dell'ordine (che massacrano di botte inermi ragazzini al G8 fischiettando faccetta nera e poi lo accompagnano a fare le immersioni nella riserva naturale di Giannutri), Rutelli che non sà neanche le stronzate che scrive ma...COM'E' BELLO PERO'!!!! e poi c'è silvio.. ma lui ormai è quasi uno spasso (arriverà presto un presidente Pilota ed un presidente Assistente di volo?)
Non gli basta possedere televisioni e giornali. Non gli basta farsi fare pompini da quella troia di Bruno Vespa. Non gli bastano le interviste gli speciali gli approfondimenti, le feste dell'unità, i family day, le strette di mano, le loro indignazioni a reti unificate e le comparsate fingendosi simpatici ballando con Malgioglio a Buona Domenica.
Sono stanco di queste facce!!!
Sono stanco di faticare per informarmi.
Giorgio Gaber ha scritto questo dell'informazione italiana.
Giorgio Gaber era un'uomo saggio.
Quanto mi manca Giorgio Gaber...!!!      S.

C'E' UN'ARIA
di G. Gaber
dall'album "Io non mi sento italiano" (2003)

Dagli schermi di casa un signore raffinato
e una rossa decisa con il gomito appoggiato
ti danno il buongiorno sorridendo e commentando
con interviste e filmati ti raccontano a turno
a che punto sta il mondo.

E su tutti i canali arriva la notizia
un attentato, uno stupro e se va bene una disgrazia
che diventa un mistero di dimensioni colossali
quando passa dal video a quei bordelli di pensiero
che chiamano giornali.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria...

Ed ogni avvenimento di fatto si traduce
in tanti "sembrerebbe", "si vocifera", "si dice"
con titoli ad effetto che coinvolgono la gente
in un gioco al rialzo che riesce a dire tutto
senza dire niente.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca
l’aria,
C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca l’aria.

Lasciateci aprire le finestre,
lasciateci alle cose veramente nostre
e fateci pregustare l’insolita letizia
di stare per almeno dieci anni senza una notizia.

In questo grosso mercato di opinioni concorrenti
puoi pescarti un’idea tra le tante stravaganti
e poi ci sono le ricerche, tanti pensieri alternativi
che ti saltano addosso come le marche
dei preservativi.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria...

E c’è un gusto morboso del mestiere d’informare,
uno sfoggio di pensieri senza mai l’ombra di un dolore
e le miserie umane raccontate come film gialli
sono tragedie oscene che soddisfano la fame
di questi avidi sciacalli.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria
che manca l’aria.
C’è un’aria, un’aria, ma un’aria
che manca l’aria.

Lasciate almeno l’ignoranza
che è molto meglio della vostra idea di conoscenza
che quasi fatalmente chi ama troppo l’informazione
oltre a non sapere niente è anche più coglione.

Inviati speciali testimoniano gli eventi
con audaci primi piani, inquadrature emozionanti
di persone disperate che stanno per impazzire,
di bambini denutriti così ben fotografati
messi in posa per morire.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria...

Sarà una coincidenza oppure opportunismo
intervenire se conviene forse una regola del giornalismo
e quando hanno scoperto i politici corrotti
che gran polverone, lo sapevate da sempre
ma siete stati belli zitti.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca
l’aria,
C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca l’aria.

Lasciateci il gusto dell’assenza,
lasciatemi da solo con la mia esistenza
che se mi raccontate la mia vita di ogni giorno
finisce che non credo neanche a ciò che ho intorno.

Ma la televisione che ti culla dolcemente
presa a piccole dosi direi che è come un tranquillante
la si dovrebbe trattare in tutte le famiglie
con lo stesso rispetto che è giusto avere
per una lavastoviglie.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria...

E guardando i giornali con un minimo di ironia
li dovremmo sfogliare come romanzi di fantasia
che poi il giorno dopo e anche il giorno stesso
vanno molto bene per accendere il fuoco
o per andare al cesso.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria...
C’è un’aria, un’aria, ma un’aria...
C’è un’aria, un’aria, ma un’aria
che manca, che manca, che manca
l’aria.


Pubblicato il 29/9/2008 alle 10.59 nella rubrica 1984.

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